Oggi parliamo di radio, ma prima torniamo per un attimo al nostro blog del 22 maggio scorso, dove parlando del concetto di ‘Slow Music’ dicevamo: ‘Come nell’arte, la figura del ‘curatore’ diventa sempre più fondamentale nel processo della diffusione della musica: organizza le opere secondo un concetto, riesce a farle apprezzare perché parte di un percorso, di un ragionamento, e le propone in un contesto”. La nostra tesi viene confortata dall’intervista di Riccardo Luna a Bruno Giussani, curatore di Ted Global, la prestigiosa conferenza internazionale itinerante sui cambiamenti nel mondo, che appare sul nuovo numero di Wired. Giussani si definisce ‘A curator of ideas‘. “Oggi, anche grazie al web, ci sono infinite idee nell’aria. Per questo serve un curatore. Perché le buone idee devono potere essere individuate, scelte, affinate, presentate al pubblico giusto, che non è la platea supervip del Ted, ma quella planetaria del web. E soltanto allora diventano ‘idee che cambiano il mondo’”. Le idee come la musica, dunque. Produzione enorme, circolazione libera, ma necessità di qualcuno che ne ‘curi’ la selezione per poterle rendere comprensibili, accessibili e interessanti al ‘pubblico giusto’. Badate bene, questa è l’espressione: ‘pubblico giusto’, seppure all’interno della ‘platea planetaria del web’, non ‘tutto il pubblico possibile’. Se no si ricasca nell’errore di voler fare arrivare un messaggio a ‘tutti’, e in questo modo ‘tutti’ diventano ‘nessuno’. Il ‘generalismo’ della comunicazione, ai tempi della Rete, non è più efficace, ed è lo stesso errore in cui continuano a cadere alcune grosse radio, specialmente oggi che hanno perso il monopolio assoluto di mezzo principale per la diffusione della musica. Lo sanno bene quelli che ascoltano la radio (secondo noi) più bella del mondo, KCRW di Los Angeles, emittente locale e ‘pubblica‘, quindi sovvenzionata non dalla pubblicità ma dalla comunitàcittadina e dalle donazioni dei sostenitori. Perché è la radio più bella del mondo? Perché da sempre ha operato una scelta precisa che va nella direzione della assoluta ‘qualita’ della musica, della valorizzazione di artisti nuovi e della semplicità della proposta di contenuto musicale. Non solo, KCRW é una delle emittenti che da subito ha puntato sulla diffusione via web, aprendo un canale specifico per l’ascolto online (KCRW Eclectic 24). A proposito del fatto di essere una radio locale ascoltata in tutto il mondo, il sito musicale Daily Swarm ha intervistato il direttore musicale dell’emittente, Jason Bentley, ex dj di club e veterano della stazione, subentrato da qualche anno all’autorevole Nic Harcourt come responsabile della programmazione e conduttore del prestigioso show “Morning Becomes Eclectic”. “Act local, think globally – dice Bentley-. L’ascolto online è una grande area di crescita. L’ascolto terrestre è sempre la nostra base, ma credo che il resto del mondo sia interessato ad ascoltare una radio LosAngeles-centrica. Noi rappresentiamo un certo spirito ‘West Coast’, apertura mentale, un certo ottimismo. Credo che una serie di circostanze abbastanza uniche abbiano reso possibile KCRW: una audience che cresceva localmente, dei professionisti creativi al microfono, la grande comunità dell’entertainment che c’è qui e la crescita della città negli anni ’80 e ’90”.
Quando avete cominciato ad esplorare le possibilità ‘globali’ della radio?
J.B.: “Dal punto di vista estetico, musicale e culturale siamo sempre stati ‘global’. Quando Internet ha cominciato ad essere popolare siamo stati veloci a costruire un sito con materiali di archivio, ma il modo in cui il pubblico accede al contenuto online è cambiato così rapidamente che la prima versione di KCRW online sarebbe obsoleta ora. Oggi indirizziamo il pubblico alla nostra app gratuita, al canale YouTube, a Twitter, per trovare modi efficaci di esplorare i nostri contenuti originali. Gli archivi sono sempre lì, e sono una risorsa preziosa, ma non credo che la gente ci vada a scavare troppo spesso“.
La scelta di lavorare sull’ online rappresenta dei costi.
J.B.: “Certo, anche perché la grande sfida per noi è di rendere tutto accessibile gratuitamente. Per fortuna il mercato radiofonico di Los Angeles è in salute, la gente sta molto in macchina e c’è una forte connessione con il medium radiofonico. In un certo senso, se continuiamo a lavorare con passione, producendo programmi di qualità come ‘broadcasters’ anziché solo come ‘stazione radio’, non ha importanza come il pubblico si connette con noi, l’importante è che si identifichino con quello che facciamo”.
Dal punto di vista della pura ‘programmazione musicale‘, i djs di KCRW sono tutti dei riconosciuti esperti di musica, lasci a loro molta libertà di scelta della musica che trasmettete?
J.B.: “Certe canzoni hanno una vera programmazione, con passaggi ripetuti. E’ la parte più ‘programming’ del mio lavoro. C’è bisogno di creare ripetizione per capire le reazioni del pubblico. Naturalmente c’è anche molto spazio per le cose inaspettate, ma programmare i passaggi di certi titoli è il modo più efficace per creare familiarità nei confronti della nuova musica”.
Come risponde il pubblico? Vi basate sulla quantità di emails e tweets su una canzone per continuare a programmarla?
J.B.: “E’ uno degli indicatori, certo, ma non l’unico. Un artista deve avere una storia, un ‘buzz’, un segnale di consapevolezza che cresce. Se sono l’unico a supportare un nuovo brano, non posso farlo molto a lungo. Un esempio recente è Beth Jeans Houghton & The Hooves Of Destiny. Grande album, artista interessante. Ci piaceva, l’abbiamo programmato, ma poi nessun segnale dall’esterno, nessuna storia, nessuno sviluppo. Dopo un po’ uno si chiede perché abbiano fatto uscire il disco“.
Come reagiscono gli altri djs alla programmazione pre-determinata da te?
J.B.: “E’ la parte più difficile del lavoro. Io non vorrei mai imporre qualcosa contro la loro volontà, anche perché questo va contro i principi della ‘public radio’, ma spero di far capire loro che è importante mettere l’identità della nostra radio davanti ai loro gusti personali. La formula di programmazione deve essere metabolizzata da ognuno in modo da risultare genuina e integrata con il racconto che costruiscono con il loro ‘music mix’. Devono capire qual’è il cuore musicale di KCRW e costruirci intorno una sorta di ‘mixtape esoterico’”.
Quindi cosa crea l’identità della stazione radio: le canzoni o le persone che le selezionano?
J.B.: “Sono cresciuto con le ‘college radio’, quindi amo il principio di libertà, ma allo stesso tempo, come Direttore Musicale, devo essere sicuro di mantenere una connessione con il pubblico e la comunità musicale. L’ importanza che riveste l’identità dei djs è provata dal fatto che da qualche anno abbiamo eliminato i nomi di quasi tutti i programmi per dare più enfasi all’individualità di chi conduce”.
Come si adatta una programmazione radiofonica tradizionale con i nuovi metodi di ascolto online?
J.B.: “In generale, quando un programma viene prodotto per il broadcast terrestre, poi viene spezzettato e riadattato per una versione ‘on demand’. Questo ci permette di essere adattabili ad ascolti brevi su piattaforme come i vari blogs, YouTube, SoundCloud, Facebook eccetera. Questo metodo funziona bene soprattutto con le performances dal vivo che registriamo in studio. L’obiettivo è quello di una strategia integrata di social networking che estenda l’audience molto oltre le possibilità della radio terrestre”.
Ma qual’è il senso di estendere l’audience oltre a quella che vi ascolta localmente se siete una radio pubblica? E’ solo per ‘costruire un brand’ e esporre un maggior numero di utenti alla filosofia della stazione o esistono anche possibilità economiche?
J.B.: “Grazie alla Rete il pubblico non ha limiti. Come broadcaster pubblico, cerchiamo di servire al meglio la nostra comunità. Avere una audience più larga ed essere più influenti certo ci aiuta a raggiungere questo obiettivo, e il sostegno finanziario naturalmente aiuta”.
Ecco, l’esempio di KCRW, credetemi, è proprio quello di un autorevole, efficace e selettivo ‘curatore’ della musica che viene proposta attraverso la radio e il web. Ascoltatela su www.kcrw.com.





