Il Messaggio dei Granturismo

Data: 20 giugno 2011

Gospel In Giugno” è il terzo singolo tratto dal disco di esordio di Granturismo, “Il Tempo Di Una Danza“, ed esce esattamente a un anno di distanza.
Un anno denso veramente di tutto.
E’ una canzone-bonsai, “Gospel In Giugno”, una di quelle che quando la suono dal vivo ho paura di stringerla troppo e di spezzarla.
Amo i vecchi gospels, perchè sono canzoni semplici, ridotte all’osso, riuscendo comunque a mantenere nel tempo una loro forza unica e duratura. Tutte caratteristiche che mi piacerebbe fossero proprie anche delle canzoni che scrivo. E poi dei gospels amo il fatto che se sostituisci i termini “Jesus” o “Lord” con “Baby” o “Love” ti trovi tra le mani le canzoni d’amore più emozionanti di sempre.
Billie Holiday ed Elvis Presley ne sapevano qualcosa al riguardo..

Il video del pezzo è stato girato da Tobia Latino. E’ il primo videoclip che gira, ma secondo me è così bravo che mette paura.
Abbiamo deciso di girare qualcosa insieme per via della nostra comune passione per Wes Anderson, forse il nostro regista preferito degli ultimi anni. La sua influenza è palese lungo tutto il video.

Tobia ha un bel modo di vedere le cose, e credo che sia riuscito bene a cogliere una grazia intima, un momento di incanto ironico e lunare in mezzo ad ambientazioni ordinarie e di degradazione suburbana.

Il che è un po’ quello che ho cercato di fare io per primo con le canzoni contenute ne “Il Tempo Di Una Danza”: l’album è nato per fotografare un momento un po’ tumultuoso in cui cercavo di ritrovare un segno che fosse MIO.

Quel momento è passato, e mi sono rimaste le canzoni.
Invece ora mi sembra di essermi spostato dalla mia interiorità e di andare verso il mondo che mi circonda. Le canzoni che scrivo ora sono delle istantanee, come se guardassi attraverso una macchina fotografica: un po’ come poi faccio simbolicamente nel video di “Gospel In Giugno”.

Stiamo già lavorando al secondo disco, e fin dalle prime sessioni di studio è evidente che si discosta molto dal precedente, sia nelle tematiche che nelle sonorità.
Forse c’è più consapevolezza. Di sicuro c’è sempre la stessa voglia di correre.
Dev’essere questo quello che si porta dietro un nome come Granturismo.
All’inizio, quando l’ho scelto, non aveva nessun significato particolare: suonava bene, e tanto bastava.
E poi mi piacciono i nomi che non vogliono dire niente lasciando libera la gente di vederci quello che vuole.
Ma più passa il tempo, e più il nome Granturismo mi porta verso destinazioni che solo lui conosce.
L’importante è non stare fermi. La cosa più pericolosa da fare sarebbe rimanere immobili.

Claudio CavallaroGranturismo