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mancanoglipazi #127

Alle quattro e mezza di mattina, sotto il “RayBan Stage”, mentre un dj cicciottello con zero carisma che si chiama Optimo sta suonando le cose più strambe del mondo e almeno diecimila persone ballano felici e sorridenti dopo 12 ore di concerti ti chiedi: ma se tutto ciò succedesse in Italia, ci sarebbe la stessa sensazione diffusa di gente “presa bene”, o per dirla con una colorita espressione pugliese in voga in questi giorni, “in braccio a Cristo”? E viene da pensare che forse no, forse tutti i nostri sogni che ogni anno ritornano quando andiamo ai festival internazionali, il solito mantra “Perchè un festival così in Italia non c’è?” si scontrano con l’amara realtà che conosciamo bene, di decibel troppo alti, di proteste dei residenti, di polizia che si aggira minacciosa, di regole inutilmente restrittive e tensione diffusa. Qui a Barcellona, invece, il Primavera Sound riesce a trasmettere serenità a chi entra anche se non hai ancora visto un concerto. Basta guardarsi intorno e vedere come il Parc del Forum è organizzato alla perfezione per permetterti di vedere e ascoltare musica da tutti e 12 i palchi, con una programmazione che inizia a mezzogiorno e finisce alle 6 del mattino. Già,, una delle novità di quest’anno è proprio l’inizio a mezzogiorno nella nuova area sulla spiaggia chiamata “Beach Club”, con dj che suonano in continuazione, praticello, sabbia, sedie sdraio in riva al mare. Ti metti lì e stai veramente “in braccio a Cristo”. Una cosa in più che l’anno scorso non c’era, un ulteriore arricchimento di un festival che ogni anno si inventa qualcosa di nuovo per sorprendere, per incuriosire, per farti venire la voglia di tornare anche l’anno prossimo. Quest’anno, dicono, è stata allargata la capienza a 5000 persone in più al giorno, e rispetto all’anno scorso si percepisce un maggiore affollamento fino dalla metropolitana che porta al Forum, pienissima a tutte le ore. Gran parte di questo è dovuto alla presenza, stasera, dei Radiohead, grande colpaccio del Primavera Sound e band che, a quanto dicono, ha dettato le proprie regole intervenendo su tutto: sicurezza, capienza, orari, ogni piccolo particolare è sotto il loro controllo e sono gli unici che, da “schedule”, hanno due ore di concerto a disposizione. Stasera alle 22,15 sarà il loro momento e il momento clou di tutto il festival. Solo band come Dinosaur Jr., Tortoise e Shellac hanno avuto il fegato di accettare di suonare sugli altri palchi in contemporanea a loro, e pare anzi che i Dinosaur Jr abbiano proprio chiesto di essere in quella posizione, con estremo snobismo. La sequenza dei concerti è un’altro aspetto affascinante del Primavera Sound. C’è un pensiero dietro ad ogni scelta. Ieri sera quello che avveniva sui due palchi principali, che si guardano agli estremi della stessa area e dove quando finisce una band su uno ne inizia una sull’altro, sembrava la scaletta di un programma radio, un crescendo perfettamente architettato: il tramonto con gli Air, poi la magniloquenza strumentale di Explosions In The Sky, poi i sontuosi Tame Impala con il loro rock al tempo stesso ultramoderno e antico, per finire in gloria con il ritorno degli LCD Soundsystem in piena forma, vedi eredi dei Talking Heads, del funk rock bianco newyorkese ma anche del synth pop europeo, un concerto di una forza dirompente. Prima del tramonto sui vari palchi si erano distinti Empress Of, Vince Staples, Daughter, alternati al ritorno dgli A.R.Kane, veterani della dance “angolare” inglese degli anni ‘80, e dal concerto di John Carpenter a base di colonne sonore e visuals dai suoi film. Oggi, oltre ai Radiohead, spiccano i nomi di Last Shadow Puppets, Animal Collective, Maceo Plex, e per la serie “graditi ritorni per un pubblico molto preparato”, che al Primavera Sound non manca mai, Cabaret Voltaire, The Avalanches e Lush. E intanto la città gode della presenza e del potere d’acquisto di decine di migliaia di persone che arrivano da tutto il mondo (Inghilterra e Italia le nazioni con il maggior numero di presenze dopo la Spagna), occupano stanze d’albergo, mangiano nei ristoranti, comprano cose e alimentano sostanziosamente l’economia di Barcelliona per godersi il festival più bello dell’Europa Continentale e per stare tre giorni “in braccio a Cristo”.