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mancanoglipazi #128

Era una bella prova di forza, per il Primavera Sound, reggere l’impatto con i Radiohead. Su di loro ha girato per un anno tutta l’organizzazione del festival, compreso lo spostamento in avanti di qualche giorno delle date, che ha facilitato gli Italiani perchè questa volta coincidono con il ponte ma sfavorito gli Inglesi che avevano la loro bank holiday la settimana scorsa. Ieri, per la prima volta, si è vista una giornata del festival completamente organizzata attorno al loro concerto delle 22,15 sull’Heineken Stage. Fino dal pomeriggio una folla teneva la posizione assiepandosi sotto il palco e per ore si assisteva ad una lunga transumanza di gente tutta in direzione del loro palco tanto che le Savages, che suonavano due ore prima, si trovavano di fronte un pubblico enorme da conquistare e gli Animal Collective, sul palco Rayban subito dopo, non avevano forse mai suonato davanti a così tanta gente. Si capiva chiaramente che c’era una folla solo per i Radiohead e poi il popolo del festival, come fossero due entitè separate. Alla fine del loro concerto venivano aperti cancelli di uscita supplementari per facilitare lo scorrimento di chi non aveva neanche preso in considerazione il fatto che con lo stesso biglietto d’ingresso avrebbe potuto godersi altre 5 ore di musica su 12 palchi. Questo, se in termini di numeri e di comunicazione porta tantissimo al Primavera Sound (che ha annunciato il sold out finale a 195.000 presenze, quindi una media di 65.000 al giorno) sancisce però la differenza tra un festival e un concerto e ribadisce la questione che una decina di anni fa sollevarono gli affezionati di Glastonbury proprio quando i Radiohead vennero annunciati come headliners. Avere un nome così ingombrante rischia di snaturare lo spirito del festival in sè, tanto che un abituale frequentatore del Primavera Sound ieri sera diceva “Ora quando finiscono i Radiohead tutti questi se ne vanno e può finalmente cominciare la festa?” E la festa c’è stata eccome, perchè comunque mica esistono solo Thom Yorke e i suoi compagni, e anche ieri il Primavera Sound ha dato prova di grande eclettismo e “visione” dando spazio ad artisti come la cantante folk turca Selda Bagcan o la popstar russa Shura, a veterani di ritorno come Cabaret Voltaire e a un finale di nottata post-Radiohead robusto che offriva Last Shadow Puppets, Beach House, gli australiani di culto Avalanches e la cassa dritta di Maceo Plex. Il popolo del festival ha reso il doveroso omaggio anche alle band che suonavano contemporaneamente ai Radiohead: Dinosaur Jr, Tortoise, Shellac e Jay Rock, tutti rispettosamente accolti da migliaia di persone. Oggi, ultimo giorno, per me gira tutto intorno a Brian Wilson che risuona il suo capolavoro “Pet Sounds” per intero a cinquant’anni e tre settimane dall’uscita, anche se per molti, specialmente quelli per cui la presenza dei Radiohead è stata fondamentale per comprare il biglietto del festival, il centro della serata sarà la performance di PJ Harvey. Il Primavera Sound chiude con un cartellone ricchissimo e molti nomi da vedere: dai Sigur Ros a Moderat fino ad alcuni tra i più rispettati artisti di nuova generazione, da Julia Holter ai Chairlift, dai Parquet Courts a Pantha Du Prince. E come ogni anno tutto culminerà con il dj set di Dj Coco, uno degli organizzatori , che tradizionalmente chiude in gloria il festival alle 6 del mattino con invasione di palco e fuochi d’artificio. Per chi rimane a Barcellona, la festa continua con i concerti domenicali nei club. Ah, come è stato il concerto dei Radiohead? Beh, in fondo non male, dai.