mancanoglispazi #50

Data: 30 maggio 2012

In una recente puntata della popolare serie “Mad Men”, ambientata nel 1966, il direttore creativo dell’agenzia pubblicitaria, Don Draper, chiede “Da quando la musica è diventata così importante?”. Dal suo bell’ufficio in Madison Avenue non sa che, in quel momento, nel pieno degli anni ’60, tutta la cultura gira intorno alla musica pop. 46 anni dopo, sembra che la musica sia diventata veramente ‘poco importante‘, o comunque poco ‘centrale’ nella vita della gente. Sebbene la prima reazione di qualsiasi analista sia di andare a cercare le ‘colpe’ di tutto ciò, ed è fin troppo facile e superficiale buttare tutto sulle spalle della discografia, può essere interessante invece vedere il cambiamento sotto il profilo tecnologico e capire quanto fosse inevitabile. Negli anni ’60 di “Mad Men” dovevi girare l’album ogni 20 minuti per continuare ad ascoltare musica, peroò questo limite serviva anche a tenere sveglia l’attenzione di chi ascoltava, a focalizzare l’attività che ti permetteva di ascoltare. Oggi la musica non si ferma mai, ma in compenso si è fermato l’ascolto. La musica è sempre lì, e proprio per questo è diventata un sottofondo per altre attività. Questo, paradossalmente, non riguarda solo la musica registrata che fluisce incessante negli IPod di tutto il mondo, ma anche la musica dal vivo, la famosa ‘esperienza avvolgente, unica e irripetibile’. Avete notato quanta gente, durante un concerto, è attaccata allo schermo del proprio smartphone per twittare e mandare sms, magari proprio per dire ‘sono al concerto’, ma in realtà con la testa e l’attenzione da un’altra parte? La musica, dobbiamo riconoscerlo, non è più l’attrazione principale. Il sito americano per audiofili CNET ha scritto come oggi la musica venga in gran parte mixata e masterizzata proprio per essere ascoltata in sottofondo, con una compressione che permette di ascoltare bene anche le parti meno ‘piene’, che altrimenti sparirebbero. Insomma, la musica di oggi non è fatta per avere picchi e cadute di suono, svuotamenti e momenti di intensità, ma deve essere ‘livellata’, malgrado i musicisti e i produttori continuino a prestare molta attenzione ai minimi dettagli del sound. E mentre sempre meno consumatori sono disposti a pagare per possedere brani musicali, il denaro per ricompensare i produttori e gli editori di musica arriva da altre fonti: la band di cui più si parla negli USA in questo momento, i Black Keys, si sono fatti conoscere grazie ad una canzone piazzata in uno spot pubblicitario di una macchina, per la puntata di Mad Men di cui abbiamo parlato la produzione ha investito $ 250.000 per usare la canzone dei BeatlesTomorrow Never Knows”, e i  ricavi da diritti digitali cominciano ad essere interessanti. Sound Exchange (www.soundexchange.com) è una organizzazione americana riconosciuta dal “Copyright Royalty Board” della U.S. Library Of Congress, creata per raccogliere e distribuire agli aventi diritto le royalties derivanti dalla trasmissione di musica sulle radio satellitari (come Sirius XM), quelle online (come IHeartRadio), i canali musicali tv via cavo e le varie piattaforme di streaming musicale come Pandora. I beneficiari dei ricavi da questi diritti sono artisti, autori, editori, case discografiche, ed anche gli artisti indipendenti che detengono la proprietà delle loro registrazioni. Nel 2011 Sound Exchange ha raccolto e distribuito più di 350 milioni di dollari e nel 2012 il totale sarà oltre i 400 milioni, solo in ricavi da broadcasting digitale. Un’area destinata a crescere con il progressivo spostamento dell’ascolto dalla FM alla rete attraverso computer e smartphones. Belle notizie, ma piccole soddisfazioni, in un mondo nel quale il business della musica in generale continua a descrescere tanto quanto l’attenzione all’ascolto, e nel quale è sempre più difficile, sia dal punto di vista tecnologico che da quello della tipologia di diffusione, provare a far tornare ‘importante’ la musica.