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mancanoglispazi #91 – Speciale from SXSW 2014 Day 2 Post 1: Neil Young’s Pono

Se siete degli appassionati di musica, e soprattutto della qualità dell'ascolto della musica, nelle ultime 24 ore sarete stati inondati da notizie riguardanti la presentazione ufficiale del nuovo sistema "Pono", presentato ieri pomeriggio al SXSW da Neil Young, che lo ha pensato, in una affollatissima conferenza nella sala più grande dell'Austin Convention Center, quella "Ballroom D" che negli ultimi 2 anni ha ospitato i leggendari "Keynote" di Bruce Springsteen a Dave Grohl. Segnalata come una semplice "Interview" con Neil Young, l'incontro è stato invece un suo monologo di mezz'ora, seguito da un filmato di 10 minuti nel quale le più grandi star del rock, da Springsteen a Elton John, da Sting a Beck, da Jack White a Tom Petty, a Crosby, a Stills, tessono le lodi dell'ascolto meraviglioso che si può sperimentare con "Pono". Il concetto è semplice: riportare la qualità nell'ascolto della musica, che oggi, attraverso gli MP3, le cuffiette e i telefonini, si ascolta malissimo ed esprime solo il 5% della qualità sonora della registrazione originaria. Uno si danna l'anima in studio per curare i suoni, i bassi, i missaggi, e alla fine i ragazzi ascoltano dagli auricolari, quando va bene, se non direttamente dai gracchianti altoparlantini dei telefoni. Orrore. Young ha fatto una cronistoria delle modalità di ascolto, dal vinile al CD all'MP3, e della distribuzione musicale, dai dischi allo streaming. "Le case discografiche hanno cominciato a fare accordi idioti con gente molto furba", l'album ha perso il suo valore di opera compiuta, le canzoni hanno cominciato a circolare una per volta, gli artisti riempiono i dischi di "fillers", canzoni inutili per accompagnare gli unici due pezzi forti dell'album. "Io amo ogni nota di ogni canzone di ogni disco che ho fatto", ha detto tra gli applausi. "E non sono l'unico a pensarlo. Anzi, non conosco nessun collega che dica facciamo 2 pezzi belli e 8 schifezze. O almeno nessuno che ammetta di pensarlo". Sulla qualità dell'ascolto Neil Young ne fa una questione di resistenza, ed è un punto di vista interessante. In sintesi, dice, ascoltare musica con qualità bassa è più faticoso, addirittura "doloroso", quindi il miglioramento della qualità sonora gioverebbe alla piacevolezza e alla durata di ascolto, dunque la gente sarebbe portata ad ascoltare più musica e quindi a consumarne di più. Prima cura alla crisi del mondo musicale. "L'era digitale ha portato grandi miglioramenti nel mondo del cinema, e grandi peggioramenti in quello della musica. Oggi vedere un film è una esperienza più spettacolare e coinvolgente, mentre la musica è diventata "wallpaper", carta da parati, e un sacco di gente in gamba ha perso il lavoro". Niente di male se i dischi si possono incidere a casa, ma c'è anche un altro modo per farli, con gli studi di registrazione, i produttori, la qualita'. E' stata tolta l'anima alla musica. "Il corpo umano è così sensibile. Quando gli dai qualcosa di bello se ne accorge e lo apprezza. Oggi ci sentiamo deprivati di qualcosa. La musica si è adattata ai nuovi sistemi ed ha perso l'anima". Lo chiama "underwater listening". Ascoltare un Mp3 è come sentire musica sott'acqua. Pono vuole riportare la musica in superficie e restituire all'ascoltatore quello che gli artisti e i produttori hanno realizzato in studio. "Finalmente potrete andare a riprendere in garage le vostre grandi casse acustiche, convincere vostra moglie che stanno bene con l'arredamento, e tornare ad usarle". Ecco il punto. Ecco dove casca l'asino. Alla fine, Pono è una roba per vecchi. Lodevole iniziativa, per carità, ma molto, molto di nicchia. Intanto per una questione economica. Il sistema in sè costa 400 dollari, e a differenza di uno smart phone, che fa tutto,  Pono serve solo ad ascoltare. Inoltre, le canzoni si compreranno da uno specifico negozio online adatto a vendere files di alta qualità. Nessuna compatibilità con le piattaforme di streaming o con ITunes. Ed infine, come si diceva un tempo, "Puoi avere un impianto stereo da 5 milioni, ma se la puntina vale 5000 lire il suono che esce vale 5000 lire", quindi per ascoltare "come Pono vuole" devi avere le super casse, il super amplificatore, e il super impianto per la macchina. Tutti beni di lusso, che nessun ragazzo comprerebbe oggi. Il pubblico di Pono è dunque quello degli "audiofili", di una certa età e solo con buone capacità di spesa, i quali però rinuncerebbero mai al loro giradischi ed ai loro pregiati vinili, per l'ascolto casalingo? Dunque Pono può solo essere un "di più", una integrazione per ascoltare in mobilità la musica ad una qualità pari a quella dell'ascolto casalingo in Hi-Fi. Poca roba, ammettiamolo. Nicchia. Molto nicchia. Forse è giusto che ci sia. "Music is freedom of choice", ha detto Neil Young, va bene che ci sia "anche" questo metodo di ascoltare e siamo tutti curiosi di sperimentarlo, ma non si può parlare di rivoluzione se si inventa qualcosa che si richiama al passato. Quello che rimane, del ragionamento di Neil Young, è la questione della resistenza all'ascolto, che è sacrosanta. Se la musica si ascoltasse meglio, se ne ascolterebbe senza dubbio di più.