di Luca De Gennaro
Gli Afterhours, una delle principali band del rock italiano da molti anni, hanno firmato un nuovo contratto discografico. Questa volta con Artist First, struttura nata da un paio di anni che propone agli artisti una metodologia di lavoro completamente diversa da quella delle case discografiche tradizionali. Diretta dal veterano della discografia indipendente Claudio Ferrante, ex direttore generale della Carosello, è essenzialmente una struttura di distribuzione, cioè mette i dischi nei negozi. Non si occupa di tutte le attività tradizionali della discografia: promozione, marketing, strategie, sviluppo artistico, video etc. Cambia quindi radicalmente il rapporto economico tra la struttura e l’artista. Nel mondo tradizionale la casa discografica investe soldi nella produzione di dischi, video, promozione, copertine etc, poi incassa ciò che deriva dalla vendita e ne corrisponde una percentuale all’artista, sulla base dell’accordo sottoscritto con il contratto discografico. Con Artist First, invece, l’artista si autoproduce e si autofinanzia interamente, e gestisce direttamente tutte le attivitàconnesse in piena autonomia. Dopodiché i proventi delle vendite vanno in larga parte all’artista stesso, ed una percentuale viene riconosciuta ad Artist First per il lavoro distributivo. L’anticipo sugli introiti previsti che Artist First riconosce all’artista garantisce i fondi necessari per sopportare le spese di produzione, registrazione del disco, video, ufficio stampa, promozione radio-tv etc. Indubbiamente un approccio nuovo e rispettabile, che per la sua stessa natura rende una struttura del genere appetibile soprattutto ad artisti che hanno già una forte base di pubblico e popolarità consolidata, e dunque non hanno bisogno della macchina promozionale delle majors per farsi conoscere ed entrare nelle playlist delle radio. Infatti, tra i clienti di Artist First ci sono Renato Zero, i Pooh e i Nomadi, che a questo punto della loro carriera non hanno più bisogno di qualcuno che discuta con loro quale sarà il prossimo singolo, se andare o no a “I migliori anni” o a “Domenica In”, o la foto di copertina del disco. Lavoravano in autonomia anche prima, tanto vale continuare a farlo ma incassare molto di più, visto che ora sei tu che dai una percentuale a chi ti mette nei negozi e ti tieni il resto, anziché il contrario. Un altro cliente di Artist First e’ Mario Biondi, caso atipico di artista di ambito jazz che però vende molto, nato da una etichetta indipendente e gestito in toto dal suo management, completamente autosufficiente e che quindi ha solo bisogno di distribuzione. Con Artist First hanno firmato ultimamente anche i Tiro Mancino, in aperta polemica con la discografia ufficiale, ma in questo caso i risultati non sono stati esaltanti. Ora è la volta degli Afterhours, che negli ultimi anni sono stati sotto contratto sia con EMI che con Universal, e che ora, alla firma del nuovo contratto, dichiarano a Rockol: “La scelta di optare per una distribuzione come Artist First non è solo tecnica, anche se i vantaggi della precisione, dell’agilità e quindi della qualità con la quale questa struttura può lavorare su ogni singolo progetto sono così grandi da rendere imbarazzante quello che oggi offre la discografia classica. La verità è che la libertà d’azione possibile con Artist First è divertente, stimolante, creativa e quindi semplicemente necessaria. Abbiamo trovato qui tutto quello che sostanzialmente manca alla grande discografia in questo momento storico: L’Anima“. Immediatamente, si scatena su Facebook una reazione a catena di commenti, lanciata dal Presidente della EMI, Marco Alboni, che scrive: “Perchè Manuel Agnelli parla di un team che non conosce, di persone che non frequenta, e sempre contro chi lavora nella discografica che egli definisce classica?” Gli risponde Luigi Calivà, veterano della radiofonia privata: “Lo sfogo di un artista di fronte a convenienze e evidenti vantaggi economici, e l’entusiamo necessario per varare un nuovo corso non dovrebbe turbarti. La struttura interessata sino ad oggi ha avuto risultati sempre molto brillanti.I fatti ci insegnano che le major hanno commesso molti errori imperdonabili… “. Anche Claudio Arillotta, discografico indipendente, dice la sua: “Per fortuna una certa discografia non esiste piu ma e’ andata via anche quella buona quella che si dava da fare in cerca di nuovi artisti, non di nuovi interpreti inventati da trasmissioni per adolescenti e che hanno una scadenza ben precisa sul bollino siae. Quelli che lavoravano per un progetto discografico e editoriale che fine hanno fatto?”. Insomma, l’eterna discussione sugli errori delle majors, da parte di artisti, media e discografia indipendente, continua e si riaccende ad ogni occasione. A noi sembra che, intanto, prima di esaltare il metodo di lavoro di un team nuovo bisognerebbe aspettare i risultati. E’ come dire “Ho comprato la casa della mia vita” prima di verificare se ci sono crepe nei muri, perdite nei tubi e umidità nelle stanze. Ma soprattutto quello che ci lascia un interrogativo nelle dichiarazioni di Manuel Agnelli e’ la frase “Abbiamo trovato qui tutto quello che sostanzialmente manca alla grande discografia in questo momento storico: L’Anima“. Ora, gli Afterhours hanno cominciato la carriera con una gloriosa etichetta, la Vox Pop, che indubbiamente aveva “Anima”, cioe’ passione, visione prospettica, strategia innovativa, apertura di vedute, un linea artistica coerente e tanto entusiasmo, cioè le caratteristiche di una ‘etichetta indipendente’ che si possa chiamare tale. Dalla Motown alla Tommy Boy alla Sub Pop, questo hanno sempre avuto le più celebrate etichette indipendenti, personalita’ e ‘anima’. Artist First, per sua natura, e’ esattamente il contrario di tutto questo. E’ pura, fredda, professionale distribuzione. Non interviene sulle tue scelte. Prende un tuo prodotto, te lo distribuisce, con precisione ti dice quanto vendi e ti riconosce il giusto guadagno. Metodo rispettabilissimo e, abbiamo visto, molto adatto ad un certo tipo di artista. Ma non parlerei di “anima”, quanto piuttosto di un modo per preservare la assoluta possibilita’ di mettere in campo la propria “anima” e di giocarsi tutto sulla propria pelle senza poter piu’ dire “E’ colpa della casa discografica”. Questo si. Un sincero in bocca il lupo agli Afterhours per la nuova avventura.